Quando un trullo pugliese arriva ai confini della Corea del Nord

A -35 gradi, tra neve, ghiaccio e montagne al confine con la Corea del Nord, nel 2017 ho guidato il team italiano alla Changbaishan International Ice and Snow Sculpture Competition, portando in Cina due simboli della nostra identità: un trullo pugliese e il Colosseo.
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Autore e fotografo: Andrea Veneziano

Ci sono viaggi che inizi per lavoro e che finiscono per diventare qualcosa di molto più grande.
È quello che mi è successo in Cina, quando sono partito per guidare il team italiano alla terza edizione della Changbaishan International Ice and Snow Sculpture Competition, una competizione internazionale dedicata alle sculture di neve e ghiaccio.

Già il posto sembrava uscito da un film. Changbaishan si trova nel nord-est della Cina, vicino al confine con la Corea del Nord, ai margini della Siberia. Un luogo immenso, fatto di foreste infinite, montagne vulcaniche, laghi ghiacciati e temperature che arrivano tranquillamente a -35 gradi. Un freddo difficile persino per la mia macchina fotografica che ho dovuto isolare con una custodia termica acquistata per l’occasione.

Eppure è proprio lì che ogni anno arrivano artisti da tutto il mondo per trasformare neve e ghiaccio in opere gigantesche. C’erano squadre provenienti da Cina, Stati Uniti, Russia, Giappone, Canada, Corea, Finlandia, Mongolia e tanti altri Paesi. Noi rappresentavamo l’Italia, e la cosa bella è che il nostro gruppo aveva un’anima profondamente del Sud: insieme a me c’era anche lo chef lucano Nicola De Luca ed il fotografo Claudio Neri.

L’idea era semplice ma molto simbolica: portare un pezzo della nostra storia e della nostra identità dall’altra parte del mondo. Così abbiamo scelto di realizzare due opere che raccontassero immediatamente l’Italia: un trullo di Alberobello in neve e il Colosseo in ghiaccio.

Lavorare lì è stata un’esperienza quasi surreale. Le giornate iniziavano prestissimo, completamente immersi nel bianco. Tutto intorno c’erano enormi blocchi di neve e ghiaccio, artisti che scolpivano in silenzio, motoseghe che rompevano il ghiaccio e nuvole di vapore che uscivano dal respiro di tutti. Sembrava un gigantesco laboratorio a cielo aperto nel mezzo del nulla.

Il trullo è stato forse il progetto più emozionante da realizzare. Vedere prendere forma, nella neve, una delle immagini più iconiche della Puglia è stato incredibile. Volevamo che chiunque passasse davanti alla scultura potesse riconoscere immediatamente quel pezzo di Sud Italia. E infatti tantissime persone si fermavano a fotografarlo o a chiederci cosa rappresentasse.

Poi c’era il Colosseo, che invece aveva una forza completamente diversa. È uno dei simboli più conosciuti al mondo e trasformarlo in una scultura di ghiaccio è stata una vera sfida. Il ghiaccio, illuminato durante la notte, dava alle arcate un effetto quasi irreale. Sembrava sospeso nel tempo.

Ed è proprio la notte che Changbaishan diventava magica.

Quando tutte le sculture venivano illuminate, il festival si trasformava in una specie di città fantastica fatta di ghiaccio e luce. Camminare tra quelle opere enormi, nel silenzio della neve, con temperature impossibili e artisti provenienti da ogni parte del mondo, dava la sensazione di essere molto lontani dalla realtà quotidiana.

Ma la cosa che ricordo più di tutto non è nemmeno la competizione. Sono i momenti condivisi: le pause per scaldarsi, le risate nonostante il freddo, la curiosità reciproca tra team di culture completamente diverse. In mezzo a quel gelo assurdo si era creata un’atmosfera incredibilmente umana.

E forse è stata proprio questa la parte più bella del viaggio: capire che anche in un posto così lontano e così estremo, un trullo pugliese e il Colosseo potevano raccontare qualcosa di noi.
Della nostra storia, della nostra creatività e del calore che ci portiamo dietro ovunque andiamo.

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