
“Turandot” è stata per me un’opera di profonda riflessione sulla lotta tra il potere e l’amore.
Nel dipinto, ho cercato di catturare l’essenza di questa donna imperatrice cinese, ossessionata dal potere e dalla capacità di dominare gli uomini attraverso una serie di enigmi e quiz mortali. Ho rappresentato la sua lotta personale attraverso una scena che si evolve da una composizione ricca di simboli di potere, come anelli, scettri e scale maestose, a una visione più pura ed elegante, caratterizzata da diamanti e gradini che si innalzano verso un cielo senza fine. È qui che ho inserito la frase rivelatrice: “Il mio nome è amore”, che rappresenta la vittoria finale dell’amore sulla tirannia del potere. Con questo dipinto, ho voluto trasmettere la complessità della natura umana e la sua eterna ricerca di equilibrio tra desiderio di dominio e bisogno di amore e libertà.





